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(tratto da La Repubblica, 24 dicembre 2007, articolo di
Giovanni Valentini)
"...ci sono eccessi, nell’abuso di cemento su gran parte
delle coste italiane, che fanno scandalo. Per questo ho firmato
l’appello per chiedere che un’isola ancora incontaminata come
Procida rimanga intatta. Con tutto il rispetto per gli enti
locali che devono decidere queste cose, mi auguro che si possa
evitare uno scempio a Procida, un’isola ancora pulita e verde.
L’ho conosciuta grazie a un amico, il regista Giuliano Montaldo
che aveva una casa lì, ci ho passato periodi brevissimi ma ho
avuto l’impressione di un luogo non violentato dal cemento.
Posso capire la commercializzazione di tutto, tenendo conto che
le coste italiane alimentano una delle più forti industrie del
nostro Paese: il turismo. Ma salvaguardare le bellezze naturali
lasciandole il più possibile intatte può sicuramente attrarre un
altro tipo di turismo, che non sia quello di massa. Purtroppo
siamo talmente abituati allo stravolgimento del paesaggio che
quasi non ci facciamo più caso.
Mia moglie, nata in una cittadina della Sicilia, San Giorgio
di Gioiosa Marea, ci è tornata insieme a me dopo molti anni
di lontananza. Il posto era talmente mutato che non ha
riconosciuto niente di quello che un tempo le era familiare e ha
vissuto un momento di curioso estraniamento.
Quando un paesaggio non è stato stravolto dalla mano dell’uomo
conserva un fascino che è ormai sempre più raro da trovare.
Recentemente ho composto, su commissione della provincia di
Trento, un pezzo ispirato al lago di Garda, Vidi aquam, cinque
quintetti e una voce di donna. Poi, dopo essere stato
registrato, è stato diffuso sulle rive del lago che in quel
punto sembrava incontaminato, senza mostri edilizi che
turbassero la vista. L’effetto era di una serenità
stupefacente...".
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